Sogni d'Oro
Sogni d'Oro - Introduzione del libro
Sogni d’Oro - Introduzione del libro
Introduzione al libro Sogni d'Oro

In questo estratto trovi l’Introduzione del mio libro Sogni d’Oro, una guida dedicata a chi vuole imparare a interpretare i propri sogni in modo autonomo e consapevole. Ti auguro una buona lettura.


Introduzione (estratto integrale)


Sono una persona semplice e, conseguentemente, mi piacciono le spiegazioni semplici, comprensibili e lineari.


Nei miei vent’anni, quando mi trovavo ancora all’università, durante una lezione di Psicofisiologia Clinica – ossia quella materia che mette insieme corpo e mente ai fini terapeutici – l’affascinante Professore, durante una delle sue affascinanti lezioni, diede delle indicazioni sul funzionamento psicologico di alcuni studenti lì presenti, a partire dall’osservazione della loro postura fisica. Io fui uno dei fortunati.


Osservandomi, l’affascinante Professore commentò: “Hai una postura che denota un forte senso di praticità, strano che tu ti sia iscritto a una facoltà speculativa quale è la facoltà di Psicologia”.


In realtà è vero, devo ammetterlo, ho sofferto molto durante gli anni degli studi universitari proprio per il carattere speculativo e alquanto teorico delle materie che venivano insegnate nella Facoltà di Psicologia. Avevo, infatti, un’aspettativa molto chiara: che la psicologia si dimostrasse uno strumento al servizio del benessere concreto delle persone, non già una spiegazione astratta della psiche umana, non un sapere teorico, bensì uno strumento di intervento pratico.


Nei miei anni giovanili, infatti, sognavo di acquisire un sapere relativo al funzionamento dell’essere umano, per poterlo poi utilizzare in modo benefico e utile sia per me, sia per gli altri. Anni più tardi ho letto un’affermazione attribuita a Nikola Tesla, che sintetizza piuttosto bene l’atteggiamento che avevo a quei tempi: "La scienza è solo una perversione se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità".


Col tempo – ed esercitando la somma virtù della pazienza – ho trovato soddisfazione nella Psicologia. Superati i frustranti anni degli studi a impronta teorica del corso di laurea, successivamente, frequentando la scuola di specializzazione in psicoterapia prima e praticando come psicologo psicoterapeuta privatamente poi, ho potuto “mettere le mani in pasta” e lavorare per l’effettivo miglioramento della mia e delle altrui vite.


Questo è dunque il fine con cui scrivo questo libro: offrire conoscenze teoriche che possano facilmente essere trasformate in strumenti pratici per l’effettivo cambiamento e miglioramento della vita psichica e materiale di chi legge.


Nel fare questo, intendo utilizzare un linguaggio semplice – ma non semplicistico – perché sono convinto che, se si ha un fine compassionevole, se si ha a cuore il fatto che l’altro capisca ed evolva, non sia possibile fare uso di parole o di concetti che possono non essere compresi da tutti. Trovo orribili e astruse le affermazioni psicologiche inutilmente ed eccessivamente complesse, quali, a titolo di esempio: “L’introiezione inconscia dell’oggetto determina un’introduzione massiva del mondo esterno nell'Io al punto che le caratteristiche introiettate dell'oggetto diventano indistinguibili (a livello rappresentativo) dal Sé”. Perché tanti colleghi psicologi utilizzano un simile linguaggio difficile e inutilmente complesso? Perché non dire semplicemente: “Quando non ci si accorge di copiare un atteggiamento, un modo di fare o di pensare, da un’altra persona, questa modalità diventa talmente automatica che non si sa di replicarla”? Perché non rendere le cose più comprensibili e, di conseguenza, aumentare il loro potenziale trasformativo e benefico?


Usare un linguaggio tecnico e specialistico implica sempre escludere qualcuno – o i più – dalla conversazione e dalla comprensione. E l’esclusione indiscriminata, ossia basata sulle competenze linguistiche e non su una valutazione circa le reali necessità di operare una tale esclusione, è secondo me crudele, e dunque anti-umana.

 

Il mio auspicio è che questo scritto possa essere apprezzato anche dagli adolescenti, dai 14 anni in su, ossia anche da quegli esseri umani che, avendo raggiunto una sufficiente capacità di pensiero astratto, possano aspirare a conoscersi meglio, pur non essendo delle persone “dotte”, ossia senza dover necessariamente aver acquisito le tante informazioni prodotte dai grandi pensatori e scienziati di ogni epoca. È bello essere dotti, ma questa qualità non produce necessariamente le capacità di conoscersi meglio e di essere felici.


Il presente libro riporta un certo numero di illustrazioni che potrebbero sembrare superflue, ma in realtà sono fortemente volute. Ho, infatti, voluto inserire un cospicuo numero di immagini in questo saggio perché il tema dei sogni è una dimensione fatta di simboli e i simboli sono espressi, nella maggior parte dei casi, mediante delle immagini. Il mio intento è quello di far sì che il lettore si dia il tempo di riflettere, facendo delle pause nella lettura e fermandosi a contemplare le immagini, leggendone le didascalie volutamente evocative e così permettendo che le informazioni del libro e le riflessioni particolari del lettore penetrino anche ai livelli più profondi e non immediatamente coscienti della psiche.


Anche lo stile personalistico, biografico e autobiografico è intenzionale. A distanza di anni, infatti, si ricordano i fatti che ci hanno emozionato, le comprensioni che ci hanno toccato. Ad esempio, anche dopo molto tempo, di tutte le migliaia di ore di psicoterapia che ho offerto, ricordo solo le sedute in cui le persone hanno esperito una forte gioia, oppure hanno toccato la propria vulnerabilità, hanno raccontato qualcosa di particolarmente intimo, hanno affrontato la vergogna o l’imbarazzo di mostrare una loro fragilità o hanno espresso un loro particolare sogno per il futuro in modo appassionato. Se non c’è sentimento, se non c’è coinvolgimento, se non percepiamo l’essere umano che c’è dietro alle sue parole, dimentichiamo le parole lette o ascoltate. Mentre io vorrei che, per lo meno, il buono di questo libro, fosse ricordato.


Tutto sommato, reputo l’affascinante Professore di Psicofisiologia Clinica summenzionato piuttosto “pratico” anch’egli e questo, l’avrete capito, è da parte mia un complimento. Di carattere pratico erano infatti le sue lezioni, in particolar modo gli incontri facenti parte della sua proposta didattica, noti come “Esperienze Pratiche Guidate”. Durante quegli incontri, infatti, si sperimentavano e si osservavano le relazioni tra stili di respirazione e vissuti psicologici, si imparava il Training Autogeno, si praticavano le visualizzazioni guidate. Guarda caso, a distanza di tanti anni, sono proprio queste lezioni pratiche a essere rimaste maggiormente nella mia memoria e nel mio cuore. Per questo motivo in questo libro voglio anch’io offrire una guida quanto più pratica, esperienziale e divulgativa possibile, anche se, come avviene per il mio sito web personale, sarò inevitabilmente criticato di non essere sufficientemente “scientifico” – qualsiasi cosa voglia dire – o di essere troppo semplicistico.


Poco male, mi accontenterò di essere “interessante”, a differenza di molte (ovviamente non tutte) delle cosiddette pubblicazioni a “carattere scientifico” in materia di attività onirica che, invece, anche se rigorose e sperimentali, risultano, per dirla chiaramente, noiose.