
Gli incubi possono essere spaventosi, ma sono semplicemente dei sogni ordinari a forte carica emotiva, in cui qualcosa appare fuori controllo. Anche se sembrano “ingovernabili”, è sempre il sognatore a crearli: non per farsi del male, ma per segnalare un disallineamento nella vita diurna. Un nodo da sciogliere e su cui si ha bisogno di porre la propria attenzione.
Se quel nodo viene ignorato, l’inconscio tende ad alzare il volume emotivo, e come biasimarlo? La psiche cerca di riequilibrarsi e fa il suo dovere: richiama l'attenzione su ciò che fa male e che deve essere guarito.
Finché, dunque, l'aspetto problematico non viene ascoltato in modo consapevole, l'incubo continuerà a presentarsi. E, secondo voi, quale può essere il mio consiglio se non quello di ascoltare e di cercare di districare quel nodo?
Un incubo è una storia onirica in cui le emozioni e le tensioni sono amplificate.
Questa storia così intensa ha il compito di portare alla luce intenzioni frustrate, conflitti irrisolti, paure o bisogni disattesi. Non emette giudizi definitivi, non colpevolizza e non ha lo scopo di bloccare il sognatore nella paura o nel dolore. L’incubo parla al sognatore per il suo bene e lo fa attraverso il linguaggio proprio dei sogni, simbolico ed emotivo.
Nel sogno compaiono le diverse sub-personalità del sognatore e, nell’incubo, queste possono essere particolarmente cariche sul piano emotivo e spesso in conflitto tra loro: una parte che ha paura, una che insegue o perseguita, una che spinge al cambiamento, una che cerca di proteggere, e così via.
Spesso l’incubo diventa così intenso da farti svegliare di colpo. Proprio lì c’è un punto di svolta: se riesci a restare nel sogno anche per pochi istanti, si può aprire una possibilità di risolutizone. Lì, nel dormiveglia, mentre sono ancora presenti le ultime scene dell'incubo, individua l’elemento più spaventoso e chiedigli: “Che cosa vuoi dirmi?”.
Per un attimo la paura può crescere, poi però solitamente arriva una risposta chiara: è la chiave per sciogliere la scena e recuperare direzione nella vita quotidiana.
Nei sogni lucidi questo passaggio può diventare ancora più diretto: puoi dialogare in tempo reale con la parte profonda della psiche che l’incubo rappresenta e, in questo modo, comprendere che cosa esprime dentro di te, esplorare il conflitto che mette in scena e provare a trasformarlo mentre sei ancora nello stato di coscienza del sogno.
Immagina una donna di circa quarant’anni, Elena.
Da alcune settimane fa sempre un sogno simile. Corre di notte all’interno di un enorme centro commerciale deserto. Le luci al neon tremano, i negozi sono chiusi. Alle sue spalle sente passi metallici sempre più vicini. Non riesce mai a vedere chiaramente chi la stia inseguendo, ma avverte una presenza fredda e implacabile.
Nel sogno corre affannosamente lungo corridoi infiniti, cerca uscite che non esistono, prova a gridare ma la voce non esce. A un certo punto arriva davanti a una serranda abbassata. È bloccata. I passi si fermano dietro di lei.
In quell’istante si sveglia di colpo.
Cuore accelerato. Respiro corto.
Per qualche secondo è ancora immersa nell’incubo: vede mentalmente la serranda, sente il rumore dei passi, percepisce la paura.
Di solito, a questo punto, Elena si alzerebbe, accenderebbe il telefono o cercherebbe in qualche modo di distrarsi. Questa volta, invece, prova a fare ciò che è suggerito in questa pagina web: porta l’attenzione sull’elemento più spaventoso dell’incubo, la presenza che la stava inseguendo.
Mentalmente chiede: “Che cosa vuoi dirmi?”.
Per un attimo l’ansia aumenta. Poi, quasi improvvisamente, emerge una frase molto semplice: “Fermati".
Non è una voce udita davvero. È più una comprensione improvvisa.
Subito dopo arrivano altre associazioni: il lavoro che la sta consumando, il fatto che da mesi accetta tutto senza limiti, la sensazione di vivere sempre “di corsa”, il non riuscire più a sentire cosa desidera davvero.
E capisce qualcosa di importante: nell’incubo non stava fuggendo da un mostro esterno. Stava fuggendo dalla stanchezza, dal vuoto, dalla propria necessità di fermarsi.
A quel punto la scena interna cambia. Nel dormiveglia immagina di smettere di correre e di voltarsi verso la presenza. La figura ora è meno terrificante: non è un assassino, ma una specie di guardiano severo, quasi stanco quanto lei. La paura cala.
Nei giorni successivi quella comprensione produce effetti concreti nella vita quotidiana. Elena rinuncia a un incarico lavorativo che stava accettando solo per senso del dovere, ricomincia a ritagliarsi mezz’ora serale senza telefono, riprende a dipingere, attività che aveva abbandonato da anni, parla apertamente col compagno del suo esaurimento.
L’incubo non sparisce immediatamente, ma cambia. Nelle notti successive il centro commerciale compare ancora, però le uscite iniziano ad apparire. E, in uno degli ultimi sogni, Elena riesce finalmente ad aprire una porta verso l’esterno.
Questo è il tipo di “risoluzione” di cui spesso si parla nel lavoro sugli incubi: non magia, non interpretazioni rigide, ma il momento in cui la persona smette di scappare dal contenuto emotivo del sogno e inizia ad ascoltarlo.
Il lavoro con l'incubo continua anche fuori dal letto. Ecco i miei consigli:
Gli incubi stanno, per così dire, “gridando” alla coscienza un messaggio urgente che la persona ha bisogno di ascoltare, comprendere e tradurre in cambiamenti concreti. Per questo è importante dedicare a questo tipo di sogni più tempo e attenzione, lavorando sui loro simboli, sulle emozioni che suscitano e sui conflitti che mettono in scena.
La sera, mentre si è a letto e ci si sta addormentando, è molto efficace ripetersi delle frasi che veicolino l'intenzione di ascoltare e di comprendere il messaggio onirico. Ad esempio, ci si può dire (mentalmente o a voce alta): “Stanotte riceverò chiarezza sull’incubo che ho sognato ieri (o una settimana fa)”, “Se l’incubo torna, chiederò un messaggio”.
Anche in questo genere di cose, la costanza conta.
Gli incubi sono tra i sogni più carichi di energia, ma per quanto dolorosi e faticosi, mostrano anche che si possiede già la forza e l'intensità per agire nella realtà.
Più si diventa familiari con i propri sogni e con il loro significato, più si diventa capaci di orientare gli istinti e le emozioni, invece di subirli. E gli incubi tenderanno a divenire progressivamente meno frequenti.
Se però per qualche motivo, l'incubo tende a tornare in modo stabile e non si riesce a risolverlo autonomamente, meglio allora affrontarlo con un facilitatore onirico o un professionista.