Sogni d'Oro
Sogni
I sogni dei bambini
I sogni dei bambini sono un’esperienza vitale di crescita che rielabora emozioni e bisogni, varia con l’età e si trasforma in risorsa se accolta con ascolto, gioco e rassicurazione.
Sui sogni
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I bambini sognano moltissimo, più degli adulti: sognare è per loro un’attività vitale, necessaria per una crescita sana e per lo sviluppo emotivo e cognitivo. Il sogno è uno dei linguaggi naturali della psiche umana e durante la crescita è particolarmente presente: rielabora emozioni e scoperte quotidiane, mette in scena desideri, paure evolutive e bisogni di sicurezza.

 

Come per gli adulti, ogni sogno di un bambino è unico. Ogni persona percepisce il mondo attraverso la propria storia, le proprie emozioni e il proprio modo di dare significato alle esperienze, e questo vale naturalmente anche per i bambini. Anche i loro sogni hanno quindi un significato soggettivo, che può essere compreso solo tenendo conto del singolo bambino e del momento di vita che sta attraversando.

 

I bambini hanno una consapevolezza dei propri sogni diversa da quella degli adulti. Nei primi anni di vita possono confondere più facilmente sogno e realtà. Intorno ai 3–4 anni iniziano progressivamente a comprendere che ciò che accade nel sogno non appartiene alla realtà esterna, mentre tra i 4 e i 6 anni questa distinzione diventa generalmente più chiara. Con la crescita maturano inoltre la consapevolezza che il sogno è un’esperienza interna, soggettiva e personale.

 

Età ed elementi tipici
  • 3–5 anni: i sogni sono spesso vividi e “magici” e possono comparire mostri, animali fantastici, paure di separazione e figure protettive.
  • 6–9 anni: i sogni cominciano a mettere maggiormente in scena la scuola, gli amici e le regole, così come temi di inseguimento, competizione, successo o insuccesso.
  • 10–12 anni: diventa sempre più centrale il gruppo degli amici, il cosiddetto “gruppo dei pari”. Possono comparire sogni di esclusione, prove di coraggio, conflitti, ingiustizie subite e bisogno di appartenenza.
  • 13–17 anni: durante l’adolescenza i sogni tendono a diventare più complessi e intensi sul piano emotivo. Possono riguardare i temi dell'identità personale, dell'immagine di sé, delle amicizie, dell'innamoramento e della sessualità, dei conflitti con i genitori, dei bisogno di autonomia, della paura del giudizio, dell'appartenenza al gruppo e degli interrogativi sul proprio futuro.

In genere, nei sogni dei bambini compaiono più spesso animali, talvolta predatori o altri animali minacciosi. Queste figure possono rappresentare la difficoltà a mettere insieme gli impulsi e gli istinti in rapporto alle regole sociali, un compito complesso per un adulto e ancor più per un bambino.

 

Gli inseguitori mostruosi possono inoltre riflettere il modo in cui il bambino vive le figure genitoriali o di autorità: un rimprovero brusco, una punizione improvvisa, un adulto percepito come imprevedibile o troppo severo possono essere trasformati, durante il sogno, in un mostro che insegue, minaccia o morde.

 

Ma il mostro può rappresentare anche paure non ancora ben definite, emozioni intense che il bambino non sa ancora nominare, come rabbia, gelosia, vergogna o senso di colpa, oppure situazioni che nella vita quotidiana gli sembrano troppo grandi da affrontare.

 

In altri casi, la figura mostruosa può condensare ansie legate alla separazione, alla paura di essere abbandonati, all’ingresso a scuola, a conflitti con i coetanei, a esperienze di esclusione o alla sensazione di non sentirsi abbastanza protetti. Talvolta può perfino rappresentare una parte aggressiva del bambino stesso, difficile da accettare o integrare, che nel sogno viene proiettata all’esterno sotto forma di creatura minacciosa.

 

Per questo, più che chiedersi in astratto “che cosa significa il mostro?”, è utile osservare che cosa fa, che emozione suscita, da chi o da che cosa sembra provenire e che cosa stava vivendo il bambino in quel periodo.

 

 

Come parlarne con i bambini
  1. Accogli e normalizza. Insegna col tuo esempio che è normale raccontarsi i sogni, magari la mattina durante la colazione. Raccontagli i tuoi sogni e naturalmente tuo figlio/a ti racconterà i propri. Accoglili con naturalezza e con gioia. Quando sono spaventosi, tranquillizza tuo figlio/a dicendogli che i brutti sogni non gli faranno del male: “A volte i sogni fanno paura, grazie per avermelo raccontato”.
  2. Chiedi con curiosità, senza giudicare. Esplora insieme a lui/lei i protagonisti e le parti più importanti del sogno: “Qual era la parte più bella?”, “Che cosa provavi?”, “E poi cosa è successo?”.
  3. Approccio partecipativo, non valutativo. Evita etichette, “sentenze” o interpretazioni calate dall’alto come verità definitive. Non spiegare al bambino che cosa deve significare il suo sogno: co-costruisci con lui il senso, aiutandolo a esplorare immagini, emozioni e associazioni. Puoi chiedergli, ad esempio: “Che cosa ti è piaciuto di questo sogno?”, “C’è qualcosa che ti ha fatto paura?”, “Secondo te, che cosa ti sta insegnando?”, “Se quel personaggio potesse parlare, che cosa direbbe?”.
  4. Usa un linguaggio da bambino. Non sei uno psicoanalista e non devi mettere tuo figlio sul lettino. Utilizza piuttosto i mezzi di espressione che già conosce e usa spontaneamente nel gioco: disegni, pupazzi, costruzioni, storie e rappresentazioni. Senza interpretazioni precostituite, può essere bello e utile giocare insieme la scena del sogno, lasciare che il bambino la trasformi e osservare come desidera farla evolvere.
  5. Proponi un finale positivo attraverso l’uso di una risorsa. È utile in generale, ma lo è particolarmente nel caso degli incubi. Puoi chiedere, ad esempio: “Come ti piacerebbe che finisse questo sogno?”, “Se tornasse il mostro, chi vorresti avere al tuo fianco?”, “Che cosa potrebbe aiutarti?”.
    Se il bambino non riesce a trovare da solo una risorsa, puoi suggerirgli qualcosa di semplice e concreto: una torcia, un animale amico, una parola magica, un nonno buono, un superpotere, una porta sicura o un luogo in cui sentirsi protetto. L’importante è che la soluzione non venga imposta, ma diventi qualcosa che il bambino possa sentire davvero come propria.

 

Strumenti pratici (a misura di bimbo)
  • Diario dei sogni… a disegni. Insegna a tuo figlio o a tua figlia che i sogni sono importanti e che può essere utile conservarne una traccia. Compragli un quaderno speciale e proponigli di tenerlo sul comodino. Nel suo Diario dei Sogni potrà annotare il titolo del sogno, fare un disegno della scena o del personaggio più importante e aggiungere delle faccine per indicare le emozioni provate.
  • Intenzioni serali in forma di filastrocca. Aiutalo a coltivare un rapporto stabile e fiducioso con il proprio mondo onirico. Insegnagli che, prima di addormentarsi, può rivolgere a sé stesso una semplice intenzione per orientare l’esperienza del sogno. Può ripetere, ad esempio: “Stanotte sogno luce e coraggio”, “Se torna il lupo, gli chiedo: che cosa mi vuoi insegnare?”. Con i bambini, queste intenzioni possono diventare piccole filastrocche o formule rituali, semplici da ricordare e piacevoli da ripetere prima del sonno.
  • Routine del sonno. Una buona “igiene del sonno” è fondamentale per la crescita e il benessere dei bambini, compreso il loro rapporto con il mondo onirico. È quindi importante educarli fin da piccoli a prestare attenzione alla qualità del sonno, spiegandone il valore ma, soprattutto, mostrandolo attraverso il comportamento degli adulti.
    È utile rispettare orari il più possibile regolari, mantenere luci soffuse la sera e spegnere gli schermi un'ora prima di andare a dormire. La routine può essere resa ancora più rassicurante dalla presenza di un oggetto transizionale, cioè un oggetto caro che trasmette sicurezza e continuità affettiva, come un peluche particolare, una copertina o un altro piccolo oggetto familiare.

 

Incubi e sogni ricorrenti nei bambini

È importante non spaventarsi se il proprio figlio o la propria figlia fa degli incubi. Dal momento che molti genitori tendono facilmente a cadere nel senso di colpa — “Sono un pessimo genitore” — vale la pena ricordare che gli incubi non indicano necessariamente un “difetto” nel bambino, né un fallimento educativo.

 

Se vostro figlio ha uno o più incubi, quindi, niente paura: non state fallendo nella vostra “missione genitoriale”. Come negli adulti, anche nei bambini gli incubi possono segnalare temi emotivi importanti che hanno bisogno di essere ascoltati, compresi e affrontati. Il bambino potrebbe, ad esempio, sentirsi insicuro a scuola e avere bisogno di maggiore rassicurazione, oppure desiderare più autonomia, più spazio o più tempo fuori casa. In altri casi può vivere con fatica alcune regole e avere bisogno di essere accompagnato ad accettarle gradualmente.

 

Gli incubi, dunque, possono essere considerati segnali utili della vita interiore del bambino. Più che combatterli o temerli, può essere utile accoglierli con curiosità e chiedersi che cosa stiano cercando di comunicare. In questo senso, ben vengano anche gli incubi: possono diventare occasioni preziose di ascolto, comprensione e crescita!

 

Se un incubo tende a ritornare con una certa frequenza, è particolarmente utile utilizzare gli strumenti sopra descritti: il Diario dei Sogni a disegni, le intenzioni serali a filastrocca, il dialogo gentile e non giudicante, il finale in positivo, l’individuazione di una risorsa.

 

L’atteggiamento calmo, normalizzante e rassicurante del genitore, insieme alla disponibilità ad ascoltare davvero il sogno — cosa, ahimè, non così frequente — può aiutare molto il bambino a elaborare, trasformare e gradualmente sciogliere i suoi “brutti sogni”.