
I bambini sognano moltissimo, più degli adulti: sognare è per loro un’attività vitale, necessaria per una crescita sana e per lo sviluppo emotivo e cognitivo. Il sogno è uno dei linguaggi naturali della psiche umana e durante la crescita è particolarmente presente: rielabora emozioni e scoperte quotidiane, mette in scena desideri, paure evolutive e bisogni di sicurezza.
Come per gli adulti, ogni sogno di un bambino è unico. Ogni persona percepisce il mondo attraverso la propria storia, le proprie emozioni e il proprio modo di dare significato alle esperienze, e questo vale naturalmente anche per i bambini. Anche i loro sogni hanno quindi un significato soggettivo, che può essere compreso solo tenendo conto del singolo bambino e del momento di vita che sta attraversando.
I bambini hanno una consapevolezza dei propri sogni diversa da quella degli adulti. Nei primi anni di vita possono confondere più facilmente sogno e realtà. Intorno ai 3–4 anni iniziano progressivamente a comprendere che ciò che accade nel sogno non appartiene alla realtà esterna, mentre tra i 4 e i 6 anni questa distinzione diventa generalmente più chiara. Con la crescita maturano inoltre la consapevolezza che il sogno è un’esperienza interna, soggettiva e personale.
In genere, nei sogni dei bambini compaiono più spesso animali, talvolta predatori o altri animali minacciosi. Queste figure possono rappresentare la difficoltà a mettere insieme gli impulsi e gli istinti in rapporto alle regole sociali, un compito complesso per un adulto e ancor più per un bambino.
Gli inseguitori mostruosi possono inoltre riflettere il modo in cui il bambino vive le figure genitoriali o di autorità: un rimprovero brusco, una punizione improvvisa, un adulto percepito come imprevedibile o troppo severo possono essere trasformati, durante il sogno, in un mostro che insegue, minaccia o morde.
Ma il mostro può rappresentare anche paure non ancora ben definite, emozioni intense che il bambino non sa ancora nominare, come rabbia, gelosia, vergogna o senso di colpa, oppure situazioni che nella vita quotidiana gli sembrano troppo grandi da affrontare.
In altri casi, la figura mostruosa può condensare ansie legate alla separazione, alla paura di essere abbandonati, all’ingresso a scuola, a conflitti con i coetanei, a esperienze di esclusione o alla sensazione di non sentirsi abbastanza protetti. Talvolta può perfino rappresentare una parte aggressiva del bambino stesso, difficile da accettare o integrare, che nel sogno viene proiettata all’esterno sotto forma di creatura minacciosa.
Per questo, più che chiedersi in astratto “che cosa significa il mostro?”, è utile osservare che cosa fa, che emozione suscita, da chi o da che cosa sembra provenire e che cosa stava vivendo il bambino in quel periodo.
Proponi un finale positivo attraverso l’uso di una risorsa. È utile in generale, ma lo è particolarmente nel caso degli incubi. Puoi chiedere, ad esempio: “Come ti piacerebbe che finisse questo sogno?”, “Se tornasse il mostro, chi vorresti avere al tuo fianco?”, “Che cosa potrebbe aiutarti?”.
Se il bambino non riesce a trovare da solo una risorsa, puoi suggerirgli qualcosa di semplice e concreto: una torcia, un animale amico, una parola magica, un nonno buono, un superpotere, una porta sicura o un luogo in cui sentirsi protetto. L’importante è che la soluzione non venga imposta, ma diventi qualcosa che il bambino possa sentire davvero come propria.
Routine del sonno. Una buona “igiene del sonno” è fondamentale per la crescita e il benessere dei bambini, compreso il loro rapporto con il mondo onirico. È quindi importante educarli fin da piccoli a prestare attenzione alla qualità del sonno, spiegandone il valore ma, soprattutto, mostrandolo attraverso il comportamento degli adulti.
È utile rispettare orari il più possibile regolari, mantenere luci soffuse la sera e spegnere gli schermi un'ora prima di andare a dormire. La routine può essere resa ancora più rassicurante dalla presenza di un oggetto transizionale, cioè un oggetto caro che trasmette sicurezza e continuità affettiva, come un peluche particolare, una copertina o un altro piccolo oggetto familiare.
È importante non spaventarsi se il proprio figlio o la propria figlia fa degli incubi. Dal momento che molti genitori tendono facilmente a cadere nel senso di colpa — “Sono un pessimo genitore” — vale la pena ricordare che gli incubi non indicano necessariamente un “difetto” nel bambino, né un fallimento educativo.
Se vostro figlio ha uno o più incubi, quindi, niente paura: non state fallendo nella vostra “missione genitoriale”. Come negli adulti, anche nei bambini gli incubi possono segnalare temi emotivi importanti che hanno bisogno di essere ascoltati, compresi e affrontati. Il bambino potrebbe, ad esempio, sentirsi insicuro a scuola e avere bisogno di maggiore rassicurazione, oppure desiderare più autonomia, più spazio o più tempo fuori casa. In altri casi può vivere con fatica alcune regole e avere bisogno di essere accompagnato ad accettarle gradualmente.
Gli incubi, dunque, possono essere considerati segnali utili della vita interiore del bambino. Più che combatterli o temerli, può essere utile accoglierli con curiosità e chiedersi che cosa stiano cercando di comunicare. In questo senso, ben vengano anche gli incubi: possono diventare occasioni preziose di ascolto, comprensione e crescita!
Se un incubo tende a ritornare con una certa frequenza, è particolarmente utile utilizzare gli strumenti sopra descritti: il Diario dei Sogni a disegni, le intenzioni serali a filastrocca, il dialogo gentile e non giudicante, il finale in positivo, l’individuazione di una risorsa.
L’atteggiamento calmo, normalizzante e rassicurante del genitore, insieme alla disponibilità ad ascoltare davvero il sogno — cosa, ahimè, non così frequente — può aiutare molto il bambino a elaborare, trasformare e gradualmente sciogliere i suoi “brutti sogni”.