
Sognare un esame, un compito in classe, un’interrogazione o una prova orale è molto comune: capita agli studenti nelle fasi di verifica, ma ritorna spesso anche da adulti.
In genere mette in scena in forma onirica importanti temi psicologici del sognatore, quali il giudizio di sé, la performance, gli standard personali e il controllo.
Anche se nel sogno sembra che sia un’autorità esterna a giudicare o a valutare, se teniamo a mente che ogni personaggio è un'espressione di una parte della psiche del sognatore, quella figura rappresenta una sub-personalità giudicante. In altre parole, attraverso l’esaminatore è la persona stessa che mette alla prova, giudica o valuta una parte di sé stesso.
Quando l’esame è vissuto con forte angoscia, il sogno può allora parlare di aspettative troppo elevate, perfezionismo, paura di non essere all’altezza o di deludere e, talvolta, di un intenso bisogno di riconoscimento da parte degli altri.
Quando si teme di non essere all’altezza, il sogno inscena l’ansia da prova, con mille e una difficoltà che rendono l’esame ancora più temibile: si arriva in ritardo, non si trova l’aula, la penna non scrive, la voce non esce, eccetera.
Il messaggio del sogno proveniente dal Vero Sé può ricordare che il vero criterio di riuscita non è solo la competenza, ma quanto si sia soddisfatti nella vita a prescindere dai risultati.
Se si è uno studente, il sogno può mettere in scena, oltre all’ansia da prestazione, reali situazioni di vita quotidiana e scolastica, dove si sono accumulate tensioni emotive. Possono allora comparire nel sogno esami, interrogazioni, prove di matematica, di storia, di latino, di italiano, in base alle specifiche difficoltà dello studente. Il sogno, in questi casi, svolge la funzione di scaricare la tensione emotiva accumulata durante la veglia (cosiddetta “funzione riequilibratrice” del sogno): al di là di offrire un messaggio proveniente dal Vero Sé, il sogno serve anche ad alleggerire il senso di preoccupazione e a preparare emotivamente lo studente alle reali prove scolastiche.
Un dato empirico - e tranquillizzante - proviene dallo studio di Isabelle Arnulf e colleghi su studenti che stavano per affrontare un concorso di medicina. Fra i partecipanti che risposero al questionario, il 60,4% aveva sognato l’esame la notte precedente, nel 78% di questi sogni comparivano problemi legati alla prova, soprattutto essere in ritardo e dimenticare le risposte. È particolarmente interessante che sognare difficoltà non equivalesse affatto a predire un insuccesso reale: nel campione, la presenza del sogno d’esame era anzi associata statisticamente a una migliore prestazione!
A chi non è più uno studente, questo tipo di sogno può presentarsi quando ci si sente sotto esame sul lavoro o nelle relazioni, quando si teme di deludere qualcuno, o si sta attraversando fasi di vita di cambiamento, che impongono nuove responsabilità e richiedono nuove competenze. Ma questo sogno può avere anche un lato consolatorio: può ricordare al sognatore che in passato, nonostante la paura, ce l’ha fatta. E talvolta il sogno è anche accompagnato da una sfumatura di nostalgia per gli anni di scuola.
I sogni d’esame indicano al sognatore non più studente che sta attraversano un periodo di autovalutazione e che più che interrogarsi all’infinito su quanto si vale, sia più utile chiedersi che cosa renda davvero felici. In questo senso, accogliere i propri talenti e la propria vocazione — non solo giudicarli — è il “vero test”.
È importante essere riconosciuti dagli altri, ancora più importante è però riconoscere sé stessi.
Freud collegava i sogni d’esame all’angoscia da giudizio e al conflitto tra desideri e istanze morali (che lui chiamava “Super-Io”), includendoli tra i “sogni tipici”.
Jung li considerava spesso prove iniziatiche simboliche: confronti con la Persona (ossia l'immagine sociale del sognatore) e tappe del processo di individuazione.

Come spiego nel libro Sogni d’Oro, prima prova a interpretarli con il tuo intuito personale e poi, solo in un secondo momento, usa gli approfondimenti qui proposti per ampliare la tua comprensione, senza però scambiarli per ricette preconfezionate.