
I sogni che riguardano i defunti sono tra i più intensi e significativi che si possano fare. Sognare una persona cara morta può suscitare angoscia, ma anche un senso di consolazione: da un lato si rivive il dolore del distacco, dall’altro può fhar piacere rivedere, riabbracciare o ascoltare di nuovo chi non c’è più.
È un tipo di sogno molto diffuso: quasi tutti, o per lo meno quasi tutti quelli che hanno una certa età, hanno sognato un proprio caro scomparso, anche solo una volta nella propria vita. In genere, però, non se ne parla granché. Spesso ci si limita a tenere il sogno per sé o a confidarlo unicamente alle persone più vicine.
In alcuni casi questi sogni rappresentano un processo di elaborazione del lutto, in cui il sognatore trasforma e accetta progressivamente le dolorose emozioni lagate alla dipartita dal caro defunto. In questi casi la persona che appare in sogno non comunica davvero dall’Aldilà: è una rappresentazione simbolica della parte ferita della psiche del sognatore.
Sognare un defunto può anche indicare un processo di evoluzione del sognatore che sta integrando delle caratteristiche percepite nella persona morta in sé stesso. In altre parole, il defunto sognato porta con sé i tratti della sua personalità che si riflettono nella personalità del sognatore. Se tuo padre era autorevole e saggio, la sua immagine indica che stai maturando saggezza e autorevolezza. Se tua nonna era affettuosa e premurosa, rivederla in sogno può segnalare la crescita della tua capacità di amare e di prenderti cura degli altri. In questo senso, il sogno è un ritorno simbolico di qualità interiori che pensavi perdute e che ora puoi riconoscere e integrare in te.
In altri casi, il sogno sembra provenire davvero dalla persona scomparsa, in questo caso si parla di un"sogno transpersonale": il sognatore attinge a dei contenuti esterni alla propria psiche.
Lo psicologo canadese Joshua Black, che da anni studia il rapporto tra sogni e lutto, ha condotto una delle ricerche più ampie su questo fenomeno. In uno studio condotto su più di 1500 persone che avevano perso una persona cara, ha osservato che circa il 60% dei partecipanti riferisce di aver sognato il defunto almeno una volta dopo la morte!
Un dato particolarmente interessante emerso dalla ricerca è che molti di questi sogni vengono vissuti dai sognatori come incontri straordinariamente realistici: chi sogna è generalmente convinto che il defunto sia davvero venuto a fargli visita.
Tra i casi riportati nello studio, una donna racconta di aver sognato il marito morto: nel sogno lui entra nella stanza, le prende la mano e le dice con calma: “Non sono davvero andato via”. Al risveglio la donna descrive l’esperienza come più intensa e viva della normale esperienza quotidiana, una sensazione che molte persone riportano quando parlano di sogni di questo tipo.
Un esempio spesso citato nella letteratura sui sogni di defunti è quello raccontato da Mark Twain, il famoso autore di bellissimi romanzi, quali Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn. Nel suo libro autobiografico Life on the Mississippi (1883), Twain descrive un sogno fatto pochi giorni prima della morte del fratello Henry, morto in seguito all’esplosione di un battello a vapore nel 1858.
Ecco il brano, tradotto in italiano:
«Sognai che mio fratello Henry giaceva in una bara di metallo appoggiata su due sedie al centro del salotto di casa nostra. Indossava l’abito che portava quando lavorava sul battello. Sul petto aveva un grande mazzo di fiori bianchi. Tra quei fiori ce n’era uno rosso, molto grande e vistoso.
Nel sogno mi avvicinai alla bara e osservai attentamente il suo volto, che appariva calmo e sereno. Rimasi colpito soprattutto da quel grande fiore rosso al centro del mazzo.»
Qualche giorno dopo l’esplosione del battello Pennsylvania uccise davvero Henry Twain. Quando Mark Twain arrivò nella città dove era stato portato il corpo, vide il fratello esposto in una bara. Inizialmente il feretro era semplice, ma più tardi alcune donne del luogo decisero di sostituirlo con una bara metallica, molto più elegante.
Sul petto del fratello venne deposto un mazzo di fiori bianchi. E, proprio al centro di quel mazzo, qualcuno aveva posto una singola rosa rossa, esattamente come Twain aveva visto nel sogno.
Nella storia dell’umanità, sogni come quello raccontato da Mark Twain hanno spesso alimentato la convinzione che il mondo onirico possa talvolta diventare un luogo di incontro con chi non c’è più. Su questo, naturalmente, ognuno conserva la propria personale e, direi, sacra opinione.
I sogni in cui compaiono i defunti hanno attirato l’attenzione dei pensatori molto prima della nascita della psicologia. Nel I secolo a.C. Tito Lucrezio Caro, nel De rerum natura, osservava che nel sonno possiamo avere l’impressione di vedere persone morte da tempo. La sua spiegazione era materialista: non anime tornate dall’Aldilà, ma simulacra capaci di impressionare la mente.
Nel II secolo d.C. Artemidoro di Daldi, nella Oneirocritica, interpretava questi sogni in prospettiva divinatoria, cioè come possibili indicazioni su eventi futuri. Il significato dipendeva da ciò che il defunto faceva, diceva o donava e dalle circostanze del sognatore.
Con Sigmund Freud il tema entra nel territorio del lutto e dei conflitti inconsci. Nell’Interpretazione dei sogni descrisse un uomo che rivedeva vivo il padre morto, collegando il sogno all’ambivalenza del lutto e al senso di colpa.
Carl Gustav Jung mantenne una posizione più aperta. Dopo la morte del padre raccontò di averlo sognato due volte mentre tornava a casa perfettamente vivo. L'esperienza, scrisse, lo spinse per la prima volta a interrogarsi seriamente sulla possibilità di una vita dopo la morte. In seguito ebbe altri sogni molto vividi della moglie e di persone scomparse e affermò di aver riflettuto sull’Aldilà anche a partire dall’osservazione dei sogni dei morti. Jung ammetteva una lettura soggettiva, nella quale il defunto rappresenta contenuti della psiche del sognatore, ma lasciava aperta anche la possibilità che alcuni sogni possedessero una dimensione spirituale che andasse oltre quella puramente psicologica. Fu però molto prudente: considerava questi sogni degli indizi capaci di alimentare una riflessione sull’aldilà, non conoscenze certe né prove della sopravvivenza dopo la morte.
Patricia Garfield (link in inglese), in The Dream Messenger (1997), sottolineò la possibile funzione consolatoria e trasformativa di questi sogni nel lutto, spesso vissuti come particolarmente vividi e intensi.
Deirdre Barrett (link in inglese) studiò specificamente le immagini dei defunti nei sogni, individuando casi in cui il morto porta un messaggio, appare ancora vivo o consente al sognatore di salutarlo e congedarsi. In alcuni sogni la comunicazione avveniva anche per telefono.
Dall’antichità a oggi, dunque, lo stesso sogno ha ricevuto letture sorprendentemente diverse: immagine prodotta dalla mente per Lucrezio, presagio per Artemidoro, elaborazione di desideri e conflitti per Freud, possibile esperienza ai confini tra psiche e trascendenza per Jung, strumento di elaborazione e trasformazione del lutto per Garfield e Barrett. Forse proprio questa varietà di interpretazioni spiega perché i sogni dei defunti continuino a essere tra quelli che più difficilmente si lasciano racchiudere in una spiegazione unica.

Come spiego nel libro Sogni d’Oro, prima prova a interpretarli con il tuo intuito personale e poi, solo in un secondo momento, usa gli approfondimenti qui proposti per ampliare la tua comprensione, senza però scambiarli per ricette preconfezionate.