Sogni d'Oro
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I sogni condivisi
Quando due menti sembrano incontrarsi nello stesso sogno.
Sui sogni
I sogni condivisi

I cosiddetti sogni condivisi, chiamati anche “sogni sincronici”, “sogni paralleli” o “shared dreams”, rappresentano uno dei territori più controversi dell’esperienza onirica. Non esiste, ad oggi, una prova scientifica definitiva che dimostri che due persone possano davvero sognare insieme nello stesso spazio mentale, eppure il numero di racconti, testimonianze e studi sperimentali è sorprendentemente ampio.

 

Il cuore del fenomeno è semplice da descrivere: due persone raccontano di aver fatto un sogno con elementi sorprendentemente simili. In alcuni casi, i sognatori riferiscono addirittura di essersi incontrati nel sogno.

 

Come spiegare queste convergenze?

 

Le ipotesi sono diverse. Alcuni parlano di coincidenze statistiche. Altri evocano fenomeni di empatia profonda o di sintonizzazione emotiva tra persone molto legate. Altri ancora si spingono verso ipotesi più radicali, come una forma di comunicazione telepatica o tra “corpi sottili”.

 

Al di là della spiegazione, ciò che emerge con forza è un dato esperienziale: il sogno condiviso ha sempre un forte impatto emotivo e simbolico.

 

 

Varianti comuni
  • Sogni con contenuti simili tra due persone: due individui, in momenti diversi, fanno sogni che presentano scenari, simboli o azioni sorprendentemente simili.
    Esempio: due amici, senza essersi parlati del tema, sognano entrambi un ponte medievale che attraversa un fiume ampio e impetuoso.

  • Sogni sincronici: due persone sognano eventi simili nella stessa notte.
    Esempio: due amici sognano entrambi di perdersi in una città sconosciuta durante la stessa notte.
  • Sogni in cui ci si incontra: il sognatore riferisce di aver incontrato nel sogno una persona reale, che successivamente racconta di aver vissuto un’esperienza onirica molto simile.
    Esempio: una donna sogna di parlare con la sorella nella casa della loro infanzia. Il giorno dopo scopre che anche la sorella ha sognato un incontro molto simile, nello stesso luogo.
  • Sogni condivisi lucidi: alcuni racconti descrivono sogni lucidi nei quali due persone cercano intenzionalmente di incontrarsi durante il sogno. In questi casi possono avere un ruolo importante la suggestione, l’aspettativa e l’intenzionalità psichica.
    Esempio: due partner decidono, prima di addormentarsi, di incontrarsi "in riva al mare". Al risveglio entrambi riferiscono di aver sognato una scena sorprendentemente simile.
  • Sogni con sequenze complementari: due persone riferiscono parti diverse di uno stesso scenario onirico, come se il sogno fosse stato in qualche modo "diviso" tra loro.
    Esempio: una persona sogna una festa che termina improvvisamente. L’altra sogna l’inizio della stessa festa, riportando elementi coerenti che sembrano completare il racconto della prima.
  • Sogni tra partner o familiari: riferiti da persone unite da un forte legame emotivo, affettivo o familiare.
    Esempio: una coppia che attraversa un periodo di crisi sogna, in momenti diversi, una casa che crolla o che necessita di importanti riparazioni.
  • Sogni telepatici sperimentali: alcuni studi controllati hanno cercato di verificare se fosse possibile influenzare il contenuto dei sogni di una persona attraverso stimoli trasmessi da un altro individuo. I risultati ottenuti sono stati discussi e restano controversi, ma hanno alimentato l’ipotesi che il sogno possa essere sensibile anche a influenze esterne molto sottili.
    Esempio: in un esperimento, una persona osserva un’immagine specifica mentre un’altra dorme. Al risveglio, quest’ultima riferisce elementi del sogno che presentano somiglianze con lo stimolo, pur non sapendo quale immagine fosse stata scelta.

 

Citazioni

Perfino Sigumund Freud non escluse la possibilità della telepatia e dedicò specificamente alcuni scritti al rapporto tra fenomeni telepatici e sogno. Nello specifico, affrontò il tema in Psycho-Analysis and Telepathy (1921) e in Dreams and Telepathy (1922), tornando poi sulla questione anche in scritti successivi dedicati all’occultismo e ai fenomeni psichici. Pur senza considerare la telepatia scientificamente dimostrata, ipotizzò che un contenuto eventualmente ricevuto per via telepatica potesse essere incorporato nel sogno e successivamente trasformato dal normale lavoro onirico, proprio come qualunque altro materiale psichico.

 

Più recentemente, diversi autori e ricercatori hanno documentato episodi che sembrano suggerire la possibilità di sogni condivisi. 

 

Riporto qui di seguito alcune citazioni che possono rappresentare altrettanti spunti di ricerca per i lettori maggiormente attratti da questo tema:

  • “In alcuni esperimenti, i soggetti addormentati sembravano incorporare nei sogni immagini trasmesse da un’altra persona sveglia.”
    Sintesi degli esperimenti di “Dream telepathy” (link in inglese) condotti al Maimonides Medical Center (link in inglese).
    Approfondimento online: https://psi-encyclopedia.spr.ac.uk/articles/maimonides-dream-telepathy-research/ (link in inglese).
     
  • “I risultati indicavano che il contenuto dei sogni poteva riflettere, almeno in parte, lo stimolo scelto dal mittente.”
    Conclusione riportata dallo psichiatra Montague Ullman assieme allo psicologo Stanley Krippner nel loro libro Dream Telepathy (testo in inglese).
    Ullman e Krippner sono stati due ricercatori americani che hanno condotto pionieristici esperimenti sulla relazione tra sogni e possibile comunicazione mentale.
     
  • “Tre amici tentarono di incontrarsi in sogno. Due di questi riferirono, al risveglio, esperienze sorprendentemente simili.”
    Resoconto attribuito alle esperienze di Oliver Fox, descritte in “Proiezione astrale: Un resoconto di esperienze fuori dal corpo”. Oliver Fox, pseudonimo dell’ingegnere inglese Hugh George Callaway (1885–1949), fu uno dei primi autori del Novecento a descrivere sistematicamente esperienze di sogno lucido e presunte esperienze extracorporee.
     
  • “La possibilità della telepatia nei sogni non può essere esclusa, anche se rimane non dimostrata.”
    Sintesi coerente con rassegne accademiche presenti nel database della APA, American Psychological Association (link in inglese).
    Riferimento: https://psycnet.apa.org/record/1994-32379-001 (link in inglese).

Queste citazioni mostrano bene il punto: non c’è una prova definitiva, ma esiste un insieme di osservazioni, esperimenti e testimonianze che continuano ad alimentare la riflessione su questo fenomeno.

 

 

Conclusioni psicologiche

Al di là della questione se i sogni condivisi esistano davvero in senso “oggettivo”, c’è un punto fondamentale che, da psicologo, mi interessa sottolineare: il sogno è sempre significativo per chi lo fa.

 

Quando due persone raccontano un sogno simile, dal punto di vista psicologico ciò sicuramente indica che tra le due persone vi è una sintonizzazione emotiva profonda, oppure che si tratta di una relazione in cui circolano contenuti inconsci simili. Al di là di come tali contenuti si sono trasmessi tra le persone.

 

Al di là del fatto che le due persone si siano davvero incontrate o meno, le due psiche stanno parlando una lingua simile.

 

 

Uno sguardo aperto (ma con i piedi per terra)

Il rischio, quando si trattano questi temi, è duplice. Da una parte c’è chi liquida tutto come coincidenza. Dall’altra chi accetta ogni racconto come prova di fenomeni straordinari.

 

Una posizione più equilibrata è forse questa: restare curiosi, ma anche intelligenti e critici.

 

I sogni condivisi possono essere:

  • Coincidenze significative.
  • Prodotti di relazioni profonde.
  • Fenomeni ancora poco compresi.

Qualunque sia la verità, il valore simbolico di questi sogni resta intatto e vale comunque la pena interpretarne i simboli e comprenderne il significato personale.